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Il Torrone di Benevento è da sempre
testimonianza di una lunga tradizione, simbolo
di una terra e del suo popolo, espressione
di artigianalità e genuinità. Questo dolce
composto di miele, albume e nocciole era
conosciuto già dal tempo dei Romani i quali lo
chiamavano “Cupedia”. Questo termine, che
nel suo passaggio dall’idioma latino a quello
dialettale che è “Cupeta”, non ha subita quasi
alcuna trasformazione, presso i Romani, in linea
generale, significava sregolato desiderio di
Cibi delicati. Non si conosce la esatta
etimologia del termine Torrone, è probabile che
derivi dal verbo latino torréo, rrés, rrùi, stùm
il quale significa, tra l’altro, abbrustolire,
arrostire, tostare, essendo primo ed
indispensabile ingrediente del torrone la
nocciola o la mandorla abbrustolita o tostata. l
Torrone si diffuse in particolar modo nel XVII
secolo periodo a cui risalgono le prime varietà:
il Perfetto Amore, l’ingranito ed il Torrone del
Papa. Il Perfetto Amore era costituito da miele,
bianco d’uova e nocciole ricoperte da un naspro
per lo più di cioccolato, limone o caffè; l’ingranito
comprendeva oltre al miele, all’albume ed alle
nocciole dei confetti lunghi e stretti chiamati
cannellini ed il tutto era avvolto in una grana
di zucchero e quindi ingranito;Il Torrone del
Papa era composto di zucchero liquefatto, pinoli
e un po’ di frutta sciroppata. Il suo nome può
derivare sia dal fatto che essendo molto gustoso
era degno della bocca di un Papa e sia dal fatto
che essendo assai molle poteva essere mangiato
facilmente in età senile, nella quale
generalmente, si viene assunti sul soglio di
Pietro. |
Più tardi
si affermò il Torrone della Regina, simile a
quello del Papa e che invece di grana era
ricoperto di naspro che fu dedicato alla
golosità del re Ferdinando I di Borbone.Per il
suo sapore superiore, quasi regale era un dolce
apprezzato da tutti: sia dai popolani, che lo
producevano in casa per consumarlo nei giorni di
festa o per venderlo ai mercati, sia per i
ricchi ed i nobili che lo offrivano ad ospiti e
commensali.Successivamente si diffuse il
cosiddetto Torrone Perfezionato cioè una
“Cupeta” molto raffinata costituita sempre da
miele bianco d’uova e mandorle pugliesi in cui
durante la cottura a fuoco lento, per la durata
di circa otto ore, si versano delle essenze
odorose e la novità era che il tutto invece di
essere ricoperto con naspro o grana era
ricoperto da ostia.Ancora oggi , il Torrone
conserva il sapore di una volta infatti la
scelta delle materie prime, la lavorazione e la
cottura sono svolte con la stessa cura e
passione di un tempo; la qualità e la genuinità
sono assicurate dal rispetto delle antiche
ricette e dall’utilizzo di metodi di produzione
artigianali. Inoltre l’adozione di numerose
innovazioni tecnologiche nel processo produttivo
consente di migliorare continuamente le
caratteristiche fisiche ed organolettiche del
torrone e di creare nuovi gusti e pezzature. Una
delle varianti più rappresentative del Torrone
tradizionale è il Torrone croccantino,
nato a S. Marco dei Cavoti oltre 100 anni fa,
tanto è vero che la prima ditta artigiana di
torrone ha festeggiato il centenario nel 1991. |
Il croccantino che si
produce solo a San Marco dei Cavoti è unico nel
suo genere e la caratteristica che gli ha dato
successo è soprattutto dovuto alla qualità e
alla pezzatura; quest’ultima infatti si è
rivelata vincente poiché sono pezzettini di
torrone di circa 15 gr. incartati singolarmente
e quindi facili da offrire in qualsiasi
circostanza. Il croccantino viene prodotto con
materie prime accuratamente scelte e del tutto
naturali senza aggiunta di alcun conservante ed
il metodo di lavorazione è sempre quello
tradizionale ed è solo tale procedimento che lo
rende così particolare. Nel corso degli anni
sono nate altre varianti al prodotto grazie alla
Dolciaria Serio che li ha per prima lanciati sul
mercato con ottimi riscontri (croccantini al
caffè, teneri al gianduia, al limone e
all’arancia)
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